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Maschere e trasfigurazioni Giacomo de Vito 17/4/2010
A cura di Andrea Giacometti e Sara TodeschiniFrançoise Calcagno Art Studio Inaugurazione sabato 17 aprile, ore 18.00 Dal 17 aprile all’1 maggio 2010 Orari: da Lunedì a Sabato 14.00/18.00 Chiuso giovedì L’immobilità che si crea durante una situazione pericolosa definisce il sentimento di paura, l’avvicinarsi di ciò che avvertiamo come insidia, crea il blocco involontario delle nostre possibilità di fuga. Quando però la paura è rappresentata, questa diviene per noi una sorta di immagine curiosa, un pretesto per osservare ciò che si crea in quell’istante e per ritrovare la stessa inquietudine. Tutto ciò diviene meno rilevante osservando l’opera di de Vito. Le sue composizioni sembrano sospese tra il graffitismo americano di Basquiat e l’ Art Brut di Dubuffet. L’osservatore rimane colpito davanti ai segni geometrici, agli accostamenti cromatici inconsueti, alle stesure irregolari di colore riconducibili a incisioni rupestri. Le figure rappresentate nei quadri si trasformano ad uno sguardo più approfondito in delle maschere rituali, immortalate in chissà quale celebrazione liturgica o in onore di quale lontano defunto. Le opere creano immagini infantili di mostri dai denti aguzzi, una rappresentazione della paura che sembra essere passata che risorge a contatto con le brutture terrene. È una dimensione estranea al mondo, ma talmente vicina ad esso da toccarlo e obbligarci a prendere fiato. Come in un racconto di Allan Poe, dove una presenza inquietante rimane costantemente vicina al protagonista, sempre al suo fianco senza che lui se ne ricordi. L’artista imprime sulla tela queste presenze, ricordandocele ed al contempo esorcizzandole. I primissimi piani nei quali sono inquadrate le forme, la brutalità del tratto, i contorni marcati e le geometrie irregolari presenti nelle tele, sono simboli appartenenti ad una dimensione non reale. Fisse come statue queste teste guardano ed indicano, contemplano e si fanno guardare: sono moniti comportamentali, segnali di diversi stati emotivi che giocano irrimediabilmente con la paura. Ecco che la loro rappresentazione sotto forma di graffiti, questa volontà di segmentare la forma che diventa rigida e mostruosa, ricollega alla sensazione incessante di un allontanamento dal reale.
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